martedì 6 aprile 2010

IL MITO DEL XX SECOLO



Gli estratti di Rosenberg,qui riprodotti, sono tradotti dal testo dell'edizione francese di Der Mythus des 20. Jahrhunderts (Le Mythe du XXe siècle, Parigi, Avalon, 1986, xv-689 pp.).
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Traduzione di Mauro Likar

Il Movimento Nazionalsocialista non sostiene alcun dogmatismo religioso, non lotta né per né contro una professione di fede; ma il fatto che si voglia contestare a degli uomini politici il diritto di esprimere una convinzione religiosa, contraria a quella di Roma, mostra a che punto sia giunta questa ultima nell'oppressione del settore intellettuale.

Si può, o meno, sviluppare un'azione nazionale in funzione del giudizio che uno ha del dogma romano? Una tale arroganza deve apparire nell'insieme assolutamente inaccettabile, in funzione delle leggi elementari della psicologia.

Un tentativo, senza alcun dubbio serio, per sbarazzare la personalità del Cristo da tutto il ciarpame non-cristiano aggiunto dal Siriano Paolo, da Agostino, e da altri, provoca una rabbia unanime nei dignitari della Chiesa Romana, che da lungo tempo profittano di questa deformazione della figura spirituale di Gesù Cristo; ciò non perchè si attenti a dei valori religiosi importanti, ma in quanto la loro potenza politica, conquistata con il terrore esercitato su milioni di esseri umani, viene minacciata da questo audace risveglio.

Ecco la situazione: la chiesa cattolica non ha mai avuto paura del darwinismo o del liberalismo, perchè essa non vede, in essi, che delle fantasie intellettuali prive di un vero potere politico costruttivo.

Ma la Rinascenza Nazionalista dei tedeschi, che con lo choc del 1914-1918 hanno visto piombare i vecchi complessi, faccia a faccia con i valori ancestrali, pare molto più pericolosa: per la potenza creativa che minaccia di rinascere.

La casta regnante dei preti ha fiutato da lungo tempo questo Risorgimento, ed ha stretto alleanza con la sub-umanità rossa, per evitare che ne sia rivitalizzata la nobiltà e la fierezza del popolo tedesco. Ciò non cambierà che con la vittoria del fronte tedesco. Allora Roma sceglierà di compiere, come alleata, ciò che non è stata capace di fare come nemica.

In Germania, la chiesa romana non può negare la sua piena responsabilità nell'opera di devastazione del popolo, compiuta dai suoi numerosi rappresentanti ecclesiastici pacifisti, dato che ha decretato, senza mezzi termini, l'interdizione della parola per quei preti cattolici che si esprimevano a favore della volontà nazionale tedesca.

La mia opera ha provocato una reazione violenta anche nei circoli protestanti. Numerosi articoli apparsi su giornali e periodici attestano che essa ha toccato delle corde sensibili nell'ambito del luteranesimo e della sua Riforma. Essi hanno semplicemente stigmatizzato il carattere eretico dei miei lavori, ed hanno quindi rigettato l'insieme delle mie tesi.

Nel corso di conversazioni con dei teologi eruditi, ho potuto sempre constatare che essi ammettevano che la storia dell'antichità, affrontata nella prospettiva della razza e dell'anima, si dimostrava esatta, e che, senza dubbio, il mio giudizio sullo spirito ugonotto era giusto.

Ma, allorquando io concludevo, in seguito, che gli ebrei avevano essi pure il loro carattere razziale ben definito, che la loro rappresentazione di Dio era determinata dal loro sangue, e che, per conseguenza, questa forma ebraica di vita e di spirito non ci riguardava per niente al mondo, allora, fra noi si levava un muro: il dogma dell'Antico Testamento biblico. Il popolo ebraico appariva come un'eccezione fra i popoli.

Molto presuntuosamente, il Dio cosmico doveva risultare del tutto identico alle dubbie rappresentazioni di questo Vecchio testamento!

Per essere precisi, il politeismo ebraico primitivo è stato scelto come modello del monoteismo, mentre la teologia luterana non ha assimilato la minima conoscenza profonda, delle vaste e originali concezioni del mondo, e delle rappresentazioni cosmiche della mitologia ariano-persiana.

Poi è venuta la venerazione di Paolo, vero peccato originale del protestantesimo, che Lagarde, già attaccato dall'insieme delle corporazioni di teologi della sua epoca, aveva combattuto.

I teologi protestanti, a dispetto della loro adesione alla filosofia della razza, riprendono anch'essi la sentenza arrogante della Chiesa Romana: la valorizzazione razziale dei popoli corrisponde ad una idolatria non cristiana dell'idea di popolo.

Ma questi signori evitano di vedere che la posizione d'eccezione che essi attribuiscono ai giudei non rappresenta nient'altro che una divinizzazione, di fatto, del popolo ebreo: una etnia parassita, che ci è sempre stata ostile.

Le chiese dovrebbero occuparsi della miseria delle popolazioni tedesche, e non delle loro missioni fra i negri: come se fosse là il loro dovere! Nel nome del culto della razza, essi dovrebbero rinnegare lo scopo umanitario delle missioni. Detta in altro modo, la razza e l'anima dei negri, o dei buoni ebrei, vale dunque di più che la Nazione alla quale essi hanno l'onore di appartenere.

Pare loro del tutto naturale, e trovano ottimo, non vedere che questa glorificazione del giudaismo ci ha direttamente gratificato, grazie alla liberazione dell'istinto genesiaco ebraico, con la degradazione della nostra cultura e della nostra politica; contro la quale la direzione attuale del protestantesimo, a causa della stessa idolatria per il giudaismo, si era già rivelata incapace di lottare e d'agire con successo.

È deprimente constatare che i rappresentanti della teologia protestante contemporanea sono talmente Antiluterani, che le concezioni che Lutero, comprensibilmente, accettava ancora passivamente, sono presentate come dogmi immutabili, ad vitam aeternam. La grande azione di Lutero riguardò, in primo luogo, la demolizione dell'idea esotica orientale dei preti, in secondo, la germanizzazione del cristianesimo. Ma il risveglio del genio tedesco ha portato, dopo Lutero, a Goethe, Kant, Schopenhauer, Nietzsche, Lagarde; oggi si va a grandi passi verso la sua piena espansione.

La giovane generazione non cerca che una cosa: ritrovare la grande personalità del fondatore del cristianesimo, nella sua semplice grandezza, senza gli apporti menzogneri con cui dei fanatici ebrei come Matteo, dei rabbini materialisti come Paolo, dei giuristi africani come Tertulliano, o come Agostino, che parla nel vuoto, ci hanno inutilmente appesantito.

Questa gioventù vuol comprendere il mondo e il cristianesimo nella loro essenza, concependoli sulla scala dei valori germanici. Questo è un loro diritto naturale, che oggi deve essere nuovamente difeso apertamente attraverso la lotta. Se l'ortodossia cristiana non è capace di comprendere tutto questo, essa non potrà cambiare il corso delle cose; tutt'al più lo rallenterà. Una grande epoca incontrerà allora, ancora una volta, una generazione di uomini deboli. Le radici dell'arte drammatica germanica, della sua architettura e della sua musica si espandono con più forza che non i racconti desolanti del miserabile popolo giudeo.

Un simbolismo profondamente popolare è riconoscibile in seno alla chiesa cattolica, e si riconnette alla veracità autenticamente luterana. Tutti questi elementi isolati, si unificano sotto la grande volta della "Weltanschauung" spirituale e razziale, per formare l'organismo ricco di nobiltà del sangue; proprio all'entità tedesca. I giovani pastori protestanti possono e devono andare oltre, perché questa educazione che paralizza i preti cattolici non pesi su di loro. Bisogna attendere che i tempi siano maturi, e allora essi si muteranno in ribelli germanici, si leveranno e riprenderanno l'opera di Roger Bacon, di Meister Eckhart, per la libertà dell'esistenza, seguendo l'esempio degli altri grandi martiri dell'Europa, che hanno vissuto, sofferto e combattuto prima di loro.

Il problema è dunque questo: lottare contro il caos spirituale, dare alle anime e agli spiriti una stessa direzione; mostrare le condizioni preliminari di una rinascita generale.

È questa volontà a costituire il valore del mio lavoro. Noi non neghiamo tutte le numerose influenze che modificano il comportamento: paesaggio, clima e tradizione politica; ma tutti questi fattori sono meno importanti del sangue e del carattere ad esso legato.

Bisogna lottare, per poter ristabilire questa gerarchia.
Ristabilire la purezza naturale del sangue nobile è, può darsi, il più grande dovere che un uomo possa darsi oggi; ma, allo stesso tempo, questa affermazione prova il triste stato del corpo e dello spirito, che rendono necessaria tale azione. La presente opera deve contribuire a questa grande azione di liberazione del XX° secolo, che si annuncia.

Deve scuotere tutti quelli che si svegliano, ma anche gli avversari: ecco lo scopo a cui miriamo. Io spero che la distinzione fra le vecchie potenze e questo spirito nuovo, che si infiltra in ogni settore, appaia via via sempre più chiara, fecondando e generando incessantemente qualcosa di fiammante, di fiero, legato al sangue; fino al giorno in cui troveremo compiuto il nostro desiderio di una vita segnata da valori germanici; fino all'istante che riunirà tutte le fonti frementi in un grande fiume: la Rinascenza Germanico-Nordica.

È un sogno, questo, degno d'essere propagato e vissuto. E questa esperienza e questa visione della vita sono, di per sé stesse, il riflesso di una eternità presentita: la nostra missione segnata di Mistero, su questa terra, nella quale per prima cosa siamo diventati ciò che siamo.

In un anno, essendo il libro uscito nell'ottobre 1930, è diventata indispensabile una terza edizione. Essa ha subìto importanti aggiunte per approfondire alcune delle questioni trattate, ma anche per precisare i punti che sono stati oggetto di polemiche.

Monaco, ottobre 1931

Alfred Rosenberg


Mauro Likar

lunedì 5 aprile 2010

LA RIVOLUZIONE EUROPEA DEL 1933



IL VOLO DELLA FENICE

Il Potere di Adolf Hitler in Germania, dura solo 12 anni, densi di avvenimenti che hanno sigillato, con il proprio carisma, una intera generazione che ha fatto l'intensa esperienza del Nazismo e dell'Hitlerianesimo, come i mistici fanno, talvolta, quella della Rivelazione Interiore; incomunicabile a chi non abbia partecipato ai fatti.

I ripensamenti posteriori sul Nazionalsocialismo, e sulle sue radici misteriosofiche, non appartengono agli Ariani, cioè agli unici che hanno fatto direttamente, e correttamente, l'esperienza spirituale del Reich; ma ai nemici giurati del paradigma geniale hitleriano. Costoro, da vincitori, hanno condotto e costretto il racconto della
Storia di quell'Epoca, sui binari obbligati di una propria revisione ebraicizzata del Nazismo; in una distorsione opportunistica che non si è conclusa, né potrà mai finire, perché l' ebraismo sionista imperante e l'Ariosofia Germanica, sono due realtà antitetiche: laddove l'una sussista, non vi è alcuno spazio per l'altra.

Meglio quindi affermare, come sentiamo ripetere da decenni, che il Nazismo hitleriano è stato una “follia collettiva”, o “l'Impero del male”, piuttosto che ammettere, o far trapelare che èsso è stato il frutto, amorevolmente preparato, di una Rinascita del Genio della Stirpe Ariana, oppressa da più di un millennio di dottrine ebraiche: giudaico cristiane o islamiche; comunque aliene allo spirito della
Razza Germanica.

Gli storici ebrei, filo ebrei, od “accademici”, che affrontano il fenomeno Völkisch tedesco, la Revivescenza Ariana e runica, o il Periodo storico del Nazionalsocialismo, negano in esso, a causa delle proprie ovvie e assai pesanti opzioni pregiudiziali, il riaffiorare, prepotente di un effettivo impulso religioso e spirituale Ariano; scisso dalle religioni monoteistiche di matrice ebraica.

Perciò si affrettano a liquidarlo con interpretazioni di comodo, che, pretendendo di relegarlo al semplice fanatismo di massa, non spiegano nulla; ma indicano, con questo termine più che abusato, la presenza di un’illuminazione interiore collettiva, che nel Nazismo è apparsa in superficie.

La Germania ed i Tedeschi del 1933, non hanno fatto nessun tuffo imprevisto e misterioso nella Barbarie; ma, semmai, si sono risvegliati, dopo più di un millennio di sonni avvinazzati e drogati, dalla menomazione degradante della rozza inciviltà ebraico cristiana; accorgendosi, finalmente, che la loro razza, e il loro Lignaggio ancestrale, correvano il pericolo estremo dell'annientamento.

Quello della Germania Hitleriana, è stato lo sforzo di un popolo, per sottrarsi al Comunismo, al Materialismo semita, e al Capitalismo globale e Cosmopolita, ovvero multi-razziale, voluto dai burattinai ebrei della Finanza e dell'industria pesante internazionale. Solo chiarendo il fatto che esiste, da duemila anni, una lotta senza quartiere degli Ebrei contro gli Ariani, e tutto ciò che non è ebraico, diviene possibile comprendere le emozioni vissute dai giovani tedeschi dell'Inizio del XIX secolo, e di coloro hanno visto, con i propri occhi, le cause e gli effetti dello sfacelo degli Imperi Centrali: disgusto, ribellione, lotta ad oltranza ai distruttori dell'Anima e dello Spirito Ariani.



Il Nazionalsocialismo hitleriano non è, difatti, che un primo precoce affiorare di un Movimento di rinascita spirituale Ariana: un fenomeno permanente, che pur sconfitto, non si è esaurito nellesue intime ragioni d'essere, in quei 12 anni di affioramento storico.

Il Messaggio, portato dal Nazionalsocialismo, erede diretto del Pangermanesimo Völkisch, implica, dunque, non tanto il problema di una nuova ed irrazionale barbarie gotica incipiente, ma la rivelazione dei danni che l'ebraismo ha già prodotto, con le sue varianti opportunistiche, nel tessuto sociale, esistenziale, immaginale e psichico dei popoli ariani.

Il rigetto totale del Nazionalsocialismo svela, quindi, la fondata, vivida, ed assai razionale preoccupazione degli Ebrei, per essere stati smascherati nel loro programma, più che millenario, di infiltrare e soppiantare ogni società, ogni civiltà, ed ogni spiritualità, che non sia la loro, distruggendone le radici e le effettive possibilità di sussistenza.

Il Rinascimento hitleriano nasce da un rendersi conto, del Popolo Tedesco, del fatto che dietro la scorza del parlamentarismo, del liberalismo, e della democrazia, c'è il ghigno ed il tornaconto degli ebrei: siano essi Banchieri, Mercanti d'armi, Petrolieri,
Industriali, Rivoluzionari marxisti, Assassini Comunisti, Fratelli Massoni, o indefessi e ben pilotati Intellettuali. Artisti, Scrittori, Filosofi, Medici, e Psicologi.

Il Nazionalsocialismo, in questo senso, costituisce il moto verticale di un nuovo Rinascimento Ariano e Gotico: Europeo. Non un tardo epigono del Rinascimento Italiano del XV secolo, con i suoi dinamismi orizzontali, materialista e falsamente classicheggiante: lussuoso giocattolo di propaganda mercantile, voluto dai cambiavalute e degli usurai fiorentini, italiani, od Olandesi, come i Medici o i Függer.

Non si tratta certo, per i Nazionalsocialisti hitleriani, di promuovere alcun commercio di oro o di anime, usando il grimaldello immaginale e le abilità di Artisti di Corte o di
Chiesa, che non sono, a ben vedere, che scaltri merciaiuòli edavide puttane, che lavorano per lucro e su commissione, come esecutori e vestali di un'Arte inutile, pomposa e priva d'Anima.

Il Rinascimento Ariano è, invece, quello di un intero Popolo che ha visto giungere il momento del proprio riscatto: la resa dei conti per i propri oppressori, e la possibilità di un trionfo integrale sui propri miserabili e potentissimi nemici. Il Nazionalsocialismo hitleriano è il Trionfo geniale dellaVolontà Odhinica; espresso da un intero Popolo attraverso il proprio Avatara o Führer: il Condottiero in una Battaglia spirituale ed animica senza precedenti storici. I documenti lasciati dall'Hitlerismo sono la testimonianza dell'azione dello Spirito della Stirpe Germanica: Odhinn- Wodhan, sulla materia plastica del suo popolo e dei suoi eletti; il frutto di un violento risveglio alla Realtà, da parte di un’intera Nazione, resasi conto di essere stata a lungo ipnotizzata, raggirata, ed oppressa.



Chiarificante lo scritto del pedagogo Nazionalsocialista W. Harless:

«Con la vittoria del nazionalsocialismo, le limitazioni
imposte aldinamismo spirituale dell'uomo, e che un tempo paventavamo, ci danno ora un sentimento di libertà. Il nostro mondo sentimentale ha trovato attuazione» ("Marquarsteiner Blàtter", ottobre 1933).

Inevitabilmente, questa «particolare concezione dell'uomo e della società» appare «aliena, addirittura diabolica all'intelletto giudaico cristiano, che permea, con il suo ebraismo di base l'intero pensiero occidentale ».

A livello politico, il potere deve venire esercitato da un'elite implacabile quanto suoi nemici: capace, cioè, di annientare le forze che si oppongono a questo Impero Teocratico. Perseguendo apertamente una politica pan-germanista, l'HAO auspica la
riunificazione di tutte le popolazioni germaniche, per dar vita ad un Reich destinato a durare mille anni.

Adolf Hitler, tenterà di realizzare proprio questo progetto di un Volk Germanico, caldeggiato da Guido von List per tutta la durata della propria vita. All’inizio, quest’altro austriaco geniale, non possiede che la sua “Giusta Voce”: il suo tono particolare d’espressione, e di comunicazione verbale Odhinica, e il potere di una propria indomabile Volontà, che è il Volere del Genio della Stirpe Germanica.

L’accesa oratoria di Adolf Hitler, con i suoi accenti di voce che si fanno esaltati e violenti, esprime valenze archetipiche tipicamente odhiniche: ispirate da uno stato d’animo che accomuna, all’epoca,l’intera Nazione Germanica. All’Estraneo, e al non Tedesco, essi sembrano forse eccessivi, ma l’uditorio germanico li recepisce giustamente, come la Voce del Dio Wotan: resa furiosa dalla collera, e dal disprezzo per le viltà e le oppressioni subite.

Per ben dodici anni, questa voce bassa e calda nell’eloquio normale, e potente e furibonda nelle arringhe pubbliche, che è stata l’unico strumento su cui Adolf Hitler ha fondato il proprio Potere, ha saputo tenere i nemici degli Ariani: gli ebrei d’Europa e del mondo, ed i loro proseliti funzionali, col fiato sospeso.

La maggior parte degli uomini chiave del Reich presenta alcune caratteristiche caratteriali comuni: sono Nazionalisti molto attenti alla propria voce interiore, spesso iniziati, volitivi, amanti della Patria e del Völk Germanico, pronti alla lotta per un Ideale di Civiltà Ariana, che restituisca alla stirpe teutonica la Grandezza dell'Impero Romano, e la Libertà dalle panie Giudeo cristiane. Molti di loro affermano la propria reale identità erotica, ed eroica, nel rapporto intervirile, e trovano, nell'appartenenza ad un Ordine guerriero, con forti connotazioni ascetiche e ferree strutture gerarchiche, il sostegno per il proprioindividuale percorso.

Dopo la guerra, tutti gli uomini del Reich, che hanno reso possibile il miracolo della Rinata Germania Hitleriana, vengono anatemizzati da uno stuolo di “storici prezzolati”, che, improvvisandosi psicologi e a psichiatri, li definiscono come burocrati complessati, affetti da psicosi, da mania di grandezza, da dip endenza alle droghe, o da inguaribili perversioni sessuali.

A questi ignoranti funzionali, sfugge evidentemente il fenomeno omogeneo, e la reale natura catartica dell'Entusiasmo estatico ed estetico hitleriano, condiviso da tutti i Tedeschi veraci, per una Testimonianza diretta e profetica resa da Adolf Hitler: la Vox Populi Vox Dei dell'epoca, che non ha nessun bisogno di stregare o di ammaliare gli uditorî dei raduni nazionalsocialisti, perché ciò che egli dice, gridandolo nei suoi Discorsi alle folle, corrisponde perfettamente, a ciò che ogni individuo, fra quelle stesse folle, se è un vero ariano Tedesco, sente profondamente in cuor suo; e collima con ciò che ognuno di loro vorrebbe dire, o gridare.

Gli Dei hanno atteso silenziosi, il momento adatto per tornare alla luce, esplodendo in tutta la loro violenza: di Sacre Presenze Negate, ovvero con le caratteristiche distruttive e guerriere della Luce, che ovviamente, gli obnubilati Ebrei, Cristiani e non, non potevano che vivere, sulla propria pelle, che come il Male e l'Ombra Tenebrosa.

Il Nazionalsocialismo è stato questo ritorno alla Luce verticale e polare degli Dei Nordici, che i monoteisti semiti, hanno scambiato per una Tenebra Abissale. Per comprendere l'inversione esatta delle posizioni, e dei fatti archetipici, basta rileggere le parole di Carl Gustav Jung, nel suo: "La Lotta con l'Ombra" del 1946.
Lo strizza cervelli elvetico dice:

“ In ciascuno dei miei pazienti tedeschi, si poteva constatare un disturbo dell’istinto collettivo. Gli Archetipi che potei osservare, esprimevano primitività, violenza e crudeltà. Dopo avere esaminato un numero sufficiente di questi casi, rivolsi la mia attenzione all’insolita condizione spirituale prevalente allora in Germania. La Marea che stava crescendo, dopo la prima guerra mondiale, si annunciò nei sogni individuali, in forma di simboli mitologici collettivi, che esprimevano barbarie e violenza. In breve: tutte le Potenze delle Tenebre. Quando accade che tali simboli facciano la loro comparsa in un gran numero di individui, senza venire però da loro compresi, capita che comincino ad attrarli in un insieme; quasi in virtù di unaforza magnetica; ed ecco formarsi una massa.

Un capo sarà trovato, nell’individuo che dimostra minor forza di resistenza, il più ridotto senso di responsabilità, e la più forte volontà di potenza. Questi, scatenerà tutte le energie pronte ad esplodere, e la massa lo seguirà, con la forza irresistibile di una valanga.

In questo patetico scritto lo psichiatra svizzero tenta, dopo il dissidio con Freud e la sua potente cricca di psichiatri e psicologi ebrei, di di acquisire un’accettabiltà kasher, come precoce antinazista, stigmatizzando ciò che è accaduto, nei 12 anni del III Reich Hitleriano, come una assai opportuna, ma altrettanto improbabile, “Psicosi di massa”; patita dall’intero gruppo etnico Tedesco sotto la “dittatura” diun Adolf Hitler che è invece notoriamente stato eletto regolarmente e democraticamente, a furor di popolo.

Questa rabberciatura psicologica, tentata da un Gustav Jung che, messo alle strette dalla lobby psicoanalitica freudiano- ebraica, pretende di poter disquisire, della Germania Nazionalsocialista, come se si trattasse di uno qualsiasi dei suoi pazienti, disteso sul suo lettino da psicanalista, è professionalmente ed umanamente davvero vergognosa. Se pur riconosce la potenza del Dio ancestrale dei Germani che si riafferma, Jung lo fa solo per poter negare un’adesione consapevole dei Tedeschi a quell’archetipo; fatto che invece traspare palesemente, da tutta la Letteratura, la Musica, e l’Arte Tedesca, non ebraicizzata, e dichiaratamente antisemita, degli ultimi due secoli.



L’affannosa ricerca di un capro espiatorio, che assolva il suo previsto ruolo tenebroso e diabolico, trova ovviamente, in un Adolf Hitler già ampiamente demonizzato dalla propaganda alleata, il suo più logico ecomodo bersaglio. Questa spazzatura intellettuale, spacciata ai profani come una profonda analisi psicologica, in quanto effettuata da un Maestro indiscusso della psicoanalisi mondiale, evidenzia la scarsa credibilità ed il valore pressoché nullo, che bisogna dare anche alle altre “affermazioni sapienziali junghiane”, riguardanti gli Archetipi, la Gnosi, e l’Alchimia.

Nel 1946, questo disinvolto plagiatore visionario, ha, con il suo opportuno risarcimento alla causa ebraica del Team freudiano, fornito una partitura incomparabile ed assai durevole, al coro di menzogne intonate ed orchestrate contro il Nazionalsocialismo Hitleriano. Ne ha tratto ovviamente i suoi vantaggi. Con buona pace del Dottor Jung e dei suoi ancor troppi, quanto stolidi estimatori, va chiarito che la forza di un Archetipo divino, si manifesta solo quando, e se, esso viene ripetutamente e tenacemente invocato; richiamato e voluto con forza ed intensità costante, per un lunghissimo periodo di tempo.

Solo se, e quando si sviluppano, in chi attua l’invocazione divina, le qualità corrispondenti a quel dato Archetipo, il Dio si manifesta; non certo quando, come afferma il ciarlatano svizzero:

“ Le difese morali e psichiche del soggetto sono debolmente resistenti”, ma solo nel caso in cui: “Le sue attitudini interiori, il suo carattere, e le sue valenze psichiche, sviluppano volontariamente un’Identificazione ed una somiglianza che, accentuata dai Riti, corrisponda perfettamente alle qualità ed ai caratteri dell’Archetipo in questione”.

Stranamente, rileva questo piazzista della pseudo terapia animica, anche i sogni dei suoi pazienti tedeschi, in questo particolare periodo storico, sembravano soffrire di un’influenza archetipica. Egli dice, traendo le sue informazioni da fonti non meglio precisate, che Hitler stesso soffriva di terribili incubi ricorrenti. In lui si manifestava perciò, in misura maggiore, lo stesso fenomeno di compresenza onirica di simboli Odhinici, o Wotanici.

Di fatto, come prezzo del proprio riscatto professionale, e di un via libera editoriale altrimenti negatogli, Carl Gustav Jung ha accettato di pasticciare alcune asserzioni sull’Odhinismo risorgente, per fare da apripista alla mistificazione generalizzata dell’Hitlerianesimo; negando che l’evento centrale ed il Nucleo di quel periodo, sia stata la Rinascenza Ariana: anticristiana ed antiebraica, costellata dal ritorno degli Archetipi e degli Dei del Popolo Tedesco, e dalla ricostituzione della Religione Ancestrale dei Popoli Nordici: l’Asatru-Odhinista.

Nel suo libro apparso nel 1898, Der Unbessiegbare, Ein Grundzug germanischer Weltangschauung, l’Invincibile, Un trattato sulla concezione germanica del mondo, Guido von List ha scritto una sorta di Atto di Fede Tedesca. Basandosi sulle vecchie leggende germaniche, egli descrive la figura d’un “Salvatore”.

Il vendicatore del Dio Odhinn, verrà per restaurarne il culto, e per riportare la razza germanica al suo splendore. Ebbene, Adolf Hitler ritiene di essere proprio questo artista inviato da Dio, non dal Dio cristiano, ovviamente, ma da Odhinn o Wotan, per salvare il mondo germanico.

Nel 1915, il caporale Adolf Hitler scrive una poesia in cui evoca il potere delle Rune e di Odhinn-Wotan:
« Talvolta m’aggiro nelle gelide notti/ presso la quercia di Wotan, nella calma luminosa,/ Per intrecciare un patto d’unione con le occu lte Potenze/ Le Rune mi iincantano al chiaror della luna/ E tutti, quelli che di giorno s’azzardano,/ Diventan piccoli davanti alla magica formula!/ Sguainan la spada – ma fan come lo struzzo/ Restan di sasso, come stalagmiti./ Così si separano i Falsi dagli autentici./Fra le parole ne scelgo alcune / E le dono ai Buoni, e ai Giusti/ Con la mia formula di Benedizione e Prosperità».

La truffa intenzionale operata della psicanalisi di matrice ebraica, si rivela proprio nella sua lettura, pilotata ed auto-referenziale, del fenomeno Nazionalsocialista, trattato alla stregua di un fenomeno eterogeneo di magia negra Voudou. Secondo questi operatori della psiche, che sono assai più stupidi dei loro pazienti, il movimento Nazionalsocialista ha avuto successo, in Germania, per aver saputo strumentalizzare, attraverso il Medium Adolf Hitler, lo stato di entusiasmo estatico, da lui indotto ipnoticamente sulle folle ariane. Queste, ammaliate, e letteralmente stregate, dall'Archetipo di Wotan/Odhinn, che Hitler a dire loro veicolava, sono state
violentemente possedute da quello. Questo, che potrebbe essere il canovaccio per una storiella cinematografica hollyvoodiana, in un Film Horror a basso costo, è diventato, invece la seria diagnosi degli specialisti della Psiche, che affermano:

“ L'archetipo Odhinn- Wotan cercava disperatamente di incarnarsi in un uomo, o per meglio dire, la Germania aveva bisogno di un capo, della figura escatologica di un Re-Fuhrer, cioè di una guida che potesse assumersi il carico emotivo dell'archetipo,
presente nell'anima del popolo tedesco. La tensione emotiva, trascinatasi per secoli, era giunta, difatti alla sua più bruciante sconfitta; il Trattato di Versailles del 28 giugno del 1919.

Questo Diktat toglieva allaGermania le conquiste belliche, limitava l'esercito ad una unità simbolica di 100.000 uomini, imponeva ai tedeschi di dichiararsi unici responsabili della guerra, impegnandosi al risarcimento di tutti i danni provocati, con un prezzo così esorbitante, che, di fatto, si privava la Germania delle proprie risorse economiche; gettandola nella disperazione e nella Miseria.

Se questa tesi affermata dagli psico-storici fosse davvero esatta, allora non la Germania, ma i vincitori Alleati del primo conflitto Mondiale, sarebbero anche i soli, ed effettivi responsabili dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e delle sue letali conseguenze. Se gli Ebrei della Finanza Internazionale hanno distrutto, come è
ampiamente dimostrato, la Germania di Guglielmo II, e gli Imperi Centrali, fomentando con il Comunismo, una reazione di rinascita del più acceso nazionalismo teutonico, sono essi stessi ad avere predisposto il cosiddetto “substrato psichico tedesco”, alla rimozione delle barriere razionali, ed all'avvento dell'archetipo Odhinico, che incarna l'ideale guerriero della Stirpe germanica.

Sono quindi essi, e le loro variegate pedine politiche, ad avere promosso con l’iniquo Diktat di Versailles, il riscatto tedesco dallo smacco bellico. I risultati ottenuti da questi Ebrei sionisti, -che non vanno accomunati all’intero popolo ebraico, e che hanno operato ed operano tuttora, per il proprio esclusivo profitto, all'ombra di tutte le Guerre, passate, presenti, e a venire- sono stati davvero eclatanti, e se non sono ricaduti direttamente su di loro, certo ricadono per sempre sull’Eletta Genia. Ovvero: Chi ha una sufficiente memoria storica, ed
informazioni non non gtroppo adulterate, le usi adeguatamente.

Mauro Likar

GERMANIA ANNO ZERO



LA FINE DEI LUOGHI COMUNI

Testi propagandistici, e saggi di rozza denigrazione storica, della Germania, di Adolf Hitler, e del periodo Nazional Socialista, ne sono stati pubblicati fin troppi; ma a ben vedere, si tratta, per lo più, di stesure ossequienti al luogo comune: della mostruosità hitleriana, e dell'abominevole delitto germanico contro gli Ebrei. Queste scritture faziose e semi-automatiche, ossessionate ed insistenti, tendono a dare una visione più che preconcetta dei fatti, creando, nell'eventuale lettore, una costellazione d’imputazioni fisse, e una pletora di pregiudizi morali eccessivi; soprattutto se si considera il fatto, che la Germania Hitleriana era, allora, l'oggetto di una guerra mondiale ad oltranza, lanciatale contro, fin dal 1933, proprio dall'Ebraismo Internazionale.

I libellisti settari, che trattano di questo periodo della storia Tedesca, tessono volutamente, attorno ai 12 anni del Reich Nazista, una fitta rete di aggettivazioni ottenebranti; falsano la maggior parte dei fatti, inserendoli in un ordito di inganni concettuali, e fanno, di questa loro “Storia del Reich”, un torbido racconto di Orchi necrofili, e di Lupi mannari in camicia bruna.

Lo scopo evidente, ma patetico, di questa vasta operazione editoriale menzognera sessantennale, che conta ormai centinaia di titoli, è quello di infamare e colpevolizzare la Germania, riducendo Adolf Hitler ad un folle psicopatico, ed insozzando il movimento di Rinascita Ariana rappresentato dal Nazionalsocialsmo; introducendo, nel contempo, i non ebrei, al culto dogmatico della Shoah ebraica, e ai rituali della Memoria, relativi all’ Olocausto dei 6 milioni di vittime dichiarate reseo dubbio da troppi te superstiti miracolati.

Nessuna voce dei vinti, contraria a questo assetto immaginale, trova un possibile spazio di pubblicazione, non esiste, quindi, alcuna pluralità di opinioni ed informazioni; e, in nome del Politicamente corretto, la Par Condicio, ovvero la libertà d'opinione, è totalmente assente. La Storia, redatta in esclusiva dai vincitori, trova, in
tutte queste opere di regime, la sua scialba e prolissa celebrazione; utile, però, a deformare e condizionare le possibili opinioni delle nuove generazioni di lettori, rispetto a quella terribile, quanto indimenticabile storia.

Così, la disinformazione e la menzogna reiterate, diventano la sola informazione possibile, l'unica e sola verità concessa ai vinti, e si sudditi.Si denunciano, con una piattezza ed un'uniformità canonica,le brutalità dei Nazionalsocialisti, senza mai accennare a quelle, ben peggiori e reiterate, dei vincitori alleati; si contano i possibili
morti ebrei, ma non ci si cura, affatto, di annotare i morti, certi, nelle file dei Tedeschi e dei Russi, che del bolscevismo ebraico sono stati le prime, ma non le sole vittime.

Questo coro di opinioni sempre uguali, martellate nei testi con la tenacia devota degli Apprendisti fucinatori Massoni, o con la diligenza letterale e materialistica, dei Comunisti ad oltranza, non prevede, per il fenomeno Hitleriano, ragioni spirituali ulteriori, e non può portare, ineluttabilmente, che allo sfinimento ossessivo del lettore; inducendolo nell'errore di una ripulsa preventiva: verso qualsiasi “Intima necessità e verità spirituale dell' Hitlerismo Nazional Socialista”.

Questa corrosiva volontà levantina, di tacere l'integrità coinvolgente dei fatti, esponendo solo una rassegna di eventuali ed opinabili misfatti bellici, è talmente omogenea, e così diffusa, da rasentare il grottesco; si potrebbe anche riderne pubblicamente, se il divieto tassativo di fare dello Spirito, contro chi mente apertamente sul Reich Hitleriano, e sulla suaprofonda ragion d'essere, non fosse ormai un diktat assoluto.

Si può ancora indicare, però, l'Ipocrisia intellettuale prezzolata, che sostiene ed anima il raccapriccio e lo sgomento di questi storici, per lo più israeliti, che, insorti in blocco contro una Weltangshauung Germanica, che non è, e non potrà mai essere la loro, pretendono di depennarla come illegittima, o di imporla ai tedeschi ed agli Ariani attuali, come mai esistita.



La parzialità storica di questi segugi dello sterminio, rispetto ai fatti che essi vogliono, o debbono trattare, è una fattura a morte contro la verità, e contro le eventuali, ulteriori verifiche della loro pseudo Storia.

La palese interdizione delle fonti germaniche dell'epoca, attuata con la sparizione pianificata dei Testi chiave dell'Ideologia Nazista, e con l'ostracismo editoriale verso gli autori non conformi, permette, a questi disgustosi ed impettiti falsari, di dissertare su eventi che, per loro, è impossibile comprendere; approdando alla storpiatura di ogni vero Ricordo altrui, ovvero, allo Stupro ebraico della Altrui Memoria.

I testi autentici, degli scrittori Nazionalsocialisti, sono completamente assenti dal panorama culturale europeo, in un estremo vassallaggio prosemita, e per solerte obbedienza all'intimazione ebraica: dell'Oblio completo per i vinti.

Quando se ne parla, e soprattutto se ne scrive, le citazioni originarie devono sempre essere accompagnate da opinioni di valore più che riduttive. Questa è la regola tassativa, imposta agli scribi che vogliono restare tali: usare, nei confronti d’ogni soggetto Nazionalsocialista, Hitleriano, o Germanico, l'aggettivo infamante che lo danneggi, avvilisca, riduca, e discrediti.

Una Storia piena zeppa d’Aggettivi, non può avere anche la pretesa d’essere Oggettiva. L'aggettivazione implica, difatti, un costante giudizio di valore su ciò che viene definito, e comunicato. Se non è apologetica, una Storia scritta in modo simile, non può che essere denigratoria.

Fare il punto sul Nazionalsocialismo, focalizzandone le motivazioni interiori, e le reali necessità spirituali, psicologiche e materiali, significa riportare le notizie e i fatti all'osso, sfrondandoli dalle molte attribuzioni di significato, che la conventicola dei diffamatori accademici, ha loro scrupolosamente sovrapposto. Significa agire consensibilità, ed intelligenza, ovvero senza limiti preconcetti, su un materiale proibito, che per molti sciocchi indottrinati, risulta, oggi, addirittura offensivo.

Bisogna operare una netta distinzione, fra i fatti e la loro distorsione: funzionale agli scopi dei vincitori, che sono gli attuali padroni della Scrittura Storica. Certo, sfaldando con un suono netto, il muro del silenzio obbligato, fitto di parole inutili, perché coatte quanto prevedibili, si rischia lo scontro frontale con le Vestali e con i Sacerdoti ebrei del politicamente corretto, e, nel più ovvio dei casi, si va incontro alla comoda accusa di “Revisionismo storico”, di "negazionismo" o, a quella assai più opportunistica di “Antisemitismo”.

A noi sembra, che rivedere una storia palesemente affatturata e contraffatta, sia un chiaro sintomo d'onestà intellettuale, e, quindi, un dovere da espletare; per rispetto alle Storie vere dei vinti, oggi tacitate ed inespresse.

Essere contrari all'uso disinvolto ed esclusivo della Storia, attuato dagli Ebrei, e dai loro testimoni e compari di vittimistiche memorie, non significa affatto essere antisemiti. Essere contro Questi specifici Ebrei, non significa avversare od odiarenessun singolo semita, ma implica il voler eliminare, finalmente, il giogo e l'infamia di quelle perniciose menzogne, e di quei condizionamenti secolari,che l'Ebraismo, nel suo insieme, ha tessuto, avviluppandoli come un sudario, attorno al corpo delle Nazioni Occidentali ed Ariane.

Liberarsi, magari in extremis, dalle catene economiche e finanziarie, dagli incantesimi intellettuali, e dai filtri concettuali ed immaginali, imposti alla psiche ariana dall'Ebraismo, dal Giudaismo Cristiano, e dall'Islamismo; ovvero, affrancarsi dalle follie semite dei sedicenti Popoli Eletti, che vorrebbero ridurre ad un silenzio tombale ogni altra Stirpe e Memoria, significa solo rifarsi attenti alla Voce del proprio Genio ancestrale.

Significa riaffondare le proprie radici, nell'Humus a noi più adatto: quello del proprio Lignaggio Ariano, o Indo-Germanico. Difatti, Noi non siamo Ebrei, e non lo siamo in nessuna delle tre varianti confessionali: Ebraismo, Cristianesimo, ed Islam. Noi siamo Ariani: Romani, Celti e Germanici non solo in senso razziale e genetico, ma, principalmente in senso psichico e spirituale. Non apparteniamo, cioè, né fisicamente né animicamente all'ibridazione orizzontale semita,come non apparteniamo, somaticamente, né alla stirpe gialla, né a quella Nera, o Rossa.

Siamo Nordici, iperborei, e lo siamo in senso ascensionale, verticale, assiale; superiori non per razza, ma, semmai, per intenzione volitiva, per qualità umana individuale, e per i risultati evidenti del nostro Genio. Noi siamo perfettamente consapevoli, di essere sempre stati deiVertici Potenziali, delle Presenze del Divino nell'Umano, e di voler essere oggi, oltre a questo, e per libera scelta, Uomini oltre il Divino.

Definire il pattume immondizia, lo sterco merda, e la menzogna impostura, o falsità conclamata e conclamabile, è un nostro preciso diritto, non perché qualcuno possa concedercelo o negarcelo legalmente, ma perché noi lo reclamiamo come tale; per noi stessi e per i nostri simili. Nessuna invenzione o raggiro d’astuti legulei, che pretendono il silenzio su una parte essenziale della nostra Storia, imponendo, nel contempo, l'assenso obbligato alle pretese Odissee del vittimismo ebraico, cristiano, od islamico, può far variare di un pelo la sequenza dei fatti reali, che, a prescindere dalle verifiche, negate, o solo parzialmente concesse, restano comunque presenti, ed attingibili nella loro interezza, se solo si voglia meditare attentamente su di essi.

Occultare la verità, con il divieto legale alla verifica, cancellare le testimonianze discordi ed eliminare i testimoni , con un attento lavoro di persecuzione mascherata da giustizia, evitare il volto Spirituale del Nazionalsocialismo hitleriano, ovvero il solo veramente aderente ai fatti vissuti, pretendendo che il mostrarlo, il vederlo, o il riaffermarne la necessità epifanica, costituisca il sommo oltraggio ai morti presunti, costituisce invece, l'insulto più feroce ai morti veri della nostra stirpe, che, a milioni, ma per davvero, hanno pagato con il sangue, e con la vita, la propria adesione a quel
Principio Polare e Solare.

Noi siamo Ariani, ed il nostro essere consapevoli di ciò che siamo, ci eleva al di sopra e ben oltre, il pungente alito dell'auto elezione e dell'arroganza semita; che raggela e
pietrifica, con oscure minacce di iniquità latente, il trepido cuore dei codardi. Il nostro Paradigma iniziatico ed esistenziale è Ariano: Indo-Germanico, ed intimamente Pagano.

Noi non siamo Ebrei, né Giudeo Cristiani, né Islamici; népotremmo o vorremmo mai esserlo. Essere e reispettareciò che siamo è un nostro preciso diritto di nascita.

Le nostre posizioni concettuali, psicologiche, ed il nostro approccio spirituale, sono, perciò, quelle relative alla nostra Memoria Ancestrale Ariana, che non può che vedere, nel tentativo di rigenerazione e Rinascenza Nazionalsocialista, e nell'Ahnenherbe, il corpo d'élite dell'Ariosofia esoterica europea- un'indicazione di percorso, ed un proprio prezioso precedente spazio-temporale.

Mauro Likar

L'ULTIMO AVATARA



Adolf Hitler l'Avatar Odhinico del XX secolo.

L'Avvento dell'Avatar Odhinico accade durante il primo anno del Kaiser Guglielmo, nel 1889, mentre Bismarck, il Cancelliere di Ferro, creatore del Secondo Reich Germanico, detiene ancora il potere, anche se non per molto. Le forze anti-germaniche, occulte, che sono prossime a causarne l'abdicazione, e poi, gradualmente, a spezzare l'impeto che egli ha dato alle cose dello Stato Tedesco, sono
costantemente all'opera; sono state attive per centinaia di anni. Ma vi sono anche dei fattori imponderabili, - forze divine e mistiche - operanti oltre, e dietro, a tutti questi
agenti della disgregazione; che si sono sforzati, per oltre due millenni, di portare la Razza Ariana sulla via di un destino rovinoso e funesto.

Difatti, l'influenza corrosiva dell'Ebraismo sulla stirpe nordica, è iniziata ben prima dell'affermarsi violento del Cristianesimo giudaico in Europa, e la nuova disastrosa scala di valori, derivante da questa religione erronea, come pure l'espansione del suo credo corrosivo, sono un effetto consequenziale dell'influenza ebraica; e niente affatto la sua causa. C'è quindi, in quell’epoca, bisogno di qualcosa di più incisivo, che non di un semplice Genio Politico, per invertire questa tendenza allo sfacelo della gente germanica; bisogna che qualcuno, più che umano, possa, e sappia, sbarrare il passo alle azioni e alle intenzioni di questi atavicinemici dell'arianesimo. Di fatto, dopo lo scoppio della Rivoluzione Francese, l'Europa è caduta sempre piùvelocemente sotto l'nfluenza dell' Ebraismo Internazionale e dei suoi molteplici agenti: la Frammassoneria, gli astuti Teosofi, gli adulatori sionisti, e tutte le sette segrete, e le germinazioni " pseudo spirituali "; direttamente od indirettamente collegate ad esso. Secoli d’applicazione della mistificazione Paolino-cristiana, agli affari temporali del Mondo, hanno preparato il terreno al trionfo delle superstizioni più pericolose e più efficaci:

�� La Dottrina degli " uguali diritti " di tutti i bipedi parlanti, alla vita e alla felicità.
�� Il Credo nella libera cittadinanza e nella cultura, come fattori distinti da ciò che è, invece, ben più importante di essi: la Razza.
�� La Fede in un progresso illimitato, e nelle possibilità di pace e fratellanza universali, nate da una Scienza che mette le proprie discutibili conquiste a serviziodell'umanità.
�� La Convinzione che l'uomo, per quanto tarato, deforme, imperfetto, possa essere, abbia il diritto di operare contro lo Spirito della Natura; per il suo solo piacere e profitto. In questa ottica di devastazione riduttiva delle coscienze ariane, si vuole sottolineare ed esaltare, sempre di più, rendendolo popolare, un malsano ed incoerente attaccamento per l'antropoide in quanto tale; pensato come essere distinto, opposto, e addirittura superiore a tutte le altre creature viventi. Questo repellente stereotipo, di idolatria affettivo - religiosa, che ha per oggetto privilegiato.

L'Uomo comune, qualitativamente limitato: ovvero il soggetto debole e mediocre, è il pensiero davvero più estraneo, e più lontano dal concetto tradizionale di Guerriero;
inteso come idea Ariana di un' umanità superiore; espressanell' archetipo dell' Eroe, simile agli Dei. L' esaltazione del malato, del miserabile, del sub-umano, del carente, è funzionale al progetto internazionale, ebraico e giudaico-cristiano: d’annichilimento e corruzione delle coscienze, rimaste ancora sane, nobili, e sovra-umane; delle identità ariane in particolare, e di quelle degli altri popoli, non ebrei, in seconda istanza. Da sempre, il Colonialismo economico ed intellettuale, è stato al servizio di questo Cosmopolitismo Ebraico; come lo sono sempre state anche le lucrose attività missionarie, e di solidarietà, degli ebrei pseudo-cristiani. Il che significa che, dopo essersi date e prostituite, alle forze Jahveiche della disintegrazione, l'Europa, e poi l 'America, hanno posto rapidamente, sotto di esse, anche il resto del mondo.

Esse preparano, ora, l'ultima fase dell'Età Oscura: lo Stato Globale di caos economico e biologico, che è la condizione preliminare al dominio totale del mondo: da parte dei tiranni Ebrei, che vogliono la totale distruzione di ogni altra èlite umana: del sangue e del carattere, che sia finora riuscita a sopravvivere ai loro funesti intrighi. In questo tempo inquieto, di fine Secolo, nel 1889, un modesto ufficiale di Dogana, Alois Hitler, vive con la moglie, Clara a Braunau am Inn, in un piccolo paesino dell' Austria, al confine con la Baviera Germanica; ed è proprio tramite costoro, e in questo luogo, che l' Incarnazione avatarica dello spirito divino della razza ariana, può e vuole ri-manifestarsi. Adolf Hitler nasce il 20 Aprile, alle ore 6 e 18' del pomeriggio, e la giovane madre non immagina di essere stata lo strumento di una tremenda Volontà Cosmica: quella stessa di Odhinn, il Dio degli Ariani del Nord. Trentacinque anni dopo, fattosi uomo, Adolf Hitler scrive nel Mein Kampf :

" Oggi mi sembra che il Destino mi abbia felicemente assegnato Braunau am Inn come luogo di nascita. Questa piccola città sta al confine di due Stati Germanici, la cui
unificazione è stata considerata, da noi giovanigenerazioni, come il lavoro della nostra vita ; da ottenere con qualsiasi mezzo ".



Invisibili, nel cielo azzurro di quella minuscola cittadina di frontiera, le stelle hanno formato, il 20 Aprile 1889, alle ore 6 e 18 del pomeriggio, la configurazione, ben definita, che segna il ritorno sulla Terra di Colui che Sempre Ritorna; l'Uomo divino contro il Tempo - L'Io collettivo incarnato dell'umanità superiore - che, sempre, e ancora di nuovo,ogni volta più eroicamente, si pone , da solo, contro ogni accelerazione della decadenza universale; preparando, in duri e sanguinosi conflitti, l'albeggiare del prossimo Ciclotemp orale; anche se è, per alcuni anni, o per intere decadi, condannato ad un fallimento apparente.

Mai vi sono state circostanze più sfavorevoli al suo riconoscimento, alla sua stessa possibilità di prendere coscienza della sua missione, e del suo ruolo predestinato, di
quelle in cui si è trovato il Fanciullo di Braunau. Non solo vi è stato un lungo cammino da percorrere, fra il ragazzo d’umile origine e ciò che egli deve ottenere; per
poter giocare, nella storia politica dell'Occidente, la parte che gli è destinata. Nulla sembra prepararlo al compimento del suo grande compito: vale a dire, il risveglio dell'Anima Ariana Occidentale alla sua propria naturale Saggezza.

La Saggezza Ariana, nella sua forma di consapevolezza del
Guerriero, in opposizione a tutti i valori tradizionali della Cristianità, è ignota al mondo occidentale del tempo,
abbandonata a sé stessa a Braunau am-Inn; e nota, al massimo, solo a pensatori del calibro di Frederich Nietzsche. I Poteri del Cielo danno tuttavia, al Fanciullo, due privilegi speciali con cui egli, ben presto, deve ri-cordarla e rimembrarla; secondo sé stesso.

Per prima cosa, un’eredità salutare, che contiene il meglio del sangue Nordico e di quello Celtico: la fiera immaginazione, e l'intuizione mistica del Celta; alleata al potere della volontà del Nordico: al suo senso di giustizia e d'amore appassionato, e senza limiti, per la Terra Germanica, che si estende dai due lati dell' Inn, del Danubio; e oltre. Poi, una grande empatia per il popolo dei suoi fratelli di sangue: quelli che possono, e vogliono, essere il tipo perfetto dellapiù alta umanità iperborea.

Attraverso questo affetto, e solo grazie ad esso, Hitler può far sorgere, in sé stesso, la certezza intuitiva della verità Eterna, su cui egli ha poi costruito la Dottrina Nazionalsocialista: forma moderna della Religione Perenne della Vita. Questa certezza, lo separa anche dalla categoriadei grandi politici, collocandolo in quella dei Veggenti in perenne stato di belligeranza, e dei Fondatori delle più elevate civiltà conosciute; nella categoria degli Uomini "Contro il Tempo", la cui visione afferra, oltre il nostro mondo malato, destinato ad una rapida distruzione, l' ancora impensabile seguito di una prossima Età dell'Oro; di cui essi sono i primi profeti, che poi, diverranno Dei.

Da La Folgore e il Sole, di Savitri Devi Mukherji

Mauro Likar

AVATARA



AVATARA

Tra tutte gli archetipi e le immagini che popolano lo spazio religioso Ariano dell’India, l’Avatâra è quella che ha trovato una certa risonanza anche in Occidente. L’Avatâra è l’incarnazione dell’aspetto Conservatore e biofilo del divino: Vishnu, e rappresenta il Dio “disceso” nel mondo, per salvarlo dal male di una distruzione incombente.

L’Avatâra per eccellenza, è Krsna, che ad Arjuna, sul campo di battaglia del Dharma, in cui si decidono i destini dei regni terrestri, afferma:

Ogni qualvolta il Dharma langue e regna l’Adharma, o Bhârata, Io proietto me stesso; per proteggere i buoni e sterminare i malvagi, per ristabilire l’Armonia di vita di età in età Io vengo all’essere.

Yadâ yadâ: “Ogni qual volta”, indica chiaramente la circolarità ciclica di una serie virtualmente infinita d’autoemanazionipolimorfe del Dio Vishnu, che non è Jahvé: il Dio unico, definitivo, mortifero ed Esclusivo degli Ebrei, dei Cristiani, o degli Islamici, ma un aspetto del Divino in sé, che si manifesta in triplice forma: come Creatore: Brahma, come Conservatore: Vishnu, e e come Distruttore trasmutante: Shiva.

I Purâna indù parlano delle “Migliaia di manifestazioni già avvenute, e di quelle miriadi che ancora verranno e che è impossibile contare”. Nulla potrebbe essere più lontano dal concetto ariano d’Avatâra, che l’Idea ebraica e Paolino cristiana del Cristo-Messia, inteso come evento unico e definitivo, calato in una storia caratterizzata dal Tempo cronologico e lineare.

Lo spazio-tempo, in cui avviene la proiezione indefinita degli avatâra divini, non è quello rinserrato nella camicia di forza del concetto lineare ebraico: una Cronaca “storica” che va ineluttabilmente dal passato al presente, e poi al futuro; ma l’Abisso della Totalità, in cui, nel muoversi processionale del Ciclo Cosmico delle Ere, o Yuga, accade l’evento avatârico della Presenza divina, che s’incarna nella Pienezza dell’eterno Presente: il Qui ed Ora, per operavi la trasmutazione dell’Adharma ormai imperante, nel Dharma d’un nuovo Eone.

L’avatâra discende nella traccia di questo cammino degli Yuga, immergendosi carnalmente e visceralmente nelle Crisi che scandiscono la spirale involutiva delle Ere, per riportare instancabilmente all’Armonia cosmica originaria ciò che dell’universo si sfalda nell’entropia e nel disordine caotico.

Il campo ed i modi d’azione dell’Avatâra ariano, non sono neutrali od a-temporali, ma sono “qualitativi ed eterni”, e si sviluppano in ogni “Tempo Malvagio”; contro di esso ed i suoi agenti degeneranti, che affliggono il Dharma. Il Dharma è il fondamento implicito dell’Armonia cosmica vitale ed esistenziale, in perenne equilibrio instabile, e l’Avatâra interviene ogniqualvolta esista la minaccia d’una sua rovinosa caduta. Dice il Dio Brahmâ:

Nell’età Krya, la Vacca del Dharma ha quattro zampe, e Visnu è di carnagione bianca. Non vi sono carestie né malattie, né morte prematura, la terra produce messi senza
aratura e le vacche danno copioso latte. Non vi è passione né ira, paura, avidità, egoismo od invidia.

Nella successiva età Tretâ la Vacca del Dharma rimane con tre zampe, e Visnu si fa vermiglio. Gli uomini sono longevi, compiono sacrifici per ottenere ciò che desiderano, e non agiscono sotto l’impulso delle passioni, ma esercitano il controllo, i riti, la purezza, le abluzioni, le offerte, le preghiere e le oblazioni.

Viene poi l’età Dvâpara, quando la Vacca del Dharma poggia ormai su due sole zampe, e Visnu assume un color fulvo. Le preghiere, i sacrifici, e le pratiche ascetiche sono motivati dalla brama dei frutti, e il mondo è diviso tra bene e male. I re si disputano il dominio della terra, e conquistano il cielo purificandosi con i riti sacrificali.

Quarta viene la funesta Età Kali; la Vacca del Dharma vacilla
su un’unica zampa, e Visnu ha un colore Nero. La malvagità ha il sopravvento, con l’illusione, l’egoismo, la passione, l’ira e la paura. I re bramano le ricchezze, e sono accecati dalla cupidigia. Gli uomini hanno vita breve, la terra è avara di messi, le vacche di latte, le caste rigenerate non hanno virtú, gli uomini sono fraudolenti e dediti ai piaceri del palato e dei sensi, lascivi, bugiardi e scellerati. A sedici anni incanutiscono, mentre le donne s’ingravidano a dodici anni. A poco a poco le caste si contaminano, gli stadi della vita si confondono, e tutto si uniforma; i riti e gli ordinamenti perenni delle stirpi periscono, ed i luoghi sacri, profanati dai barbari, perdono la loro Potenza.

In questo decorso fatale, fino alla catarsi che al culmine del Kali Yuga o Età Oscura, inaugura una nuova predestinata Età dell’Oro, l’Avatâra non interferisce, ma lo asseconda. Il suo scopo è di “ristabilire l’equilibrio e la stabilità del dharma”. L’avatâra protegge i buoni e stermina i malvagi, in un gioco di guerra in cui luce e ombra, male e bene sono relativi e complementari, come due facce di un’unica medaglia: la realtà suprema è difatti al di là dei cicli Eonici.




Gli Avatâra, restaurando il dharma, garantiscono la continuità dell’oscillazione esistenziale ed il continuo gioco altalenante delle forze divine e karmiche: superiori ed infere. La storia non ha alcun possibile epilogo, perché è in sé stessa soltanto un episodio di un processo senza fine. Il daivâsura o la contesa cosmica gioisce di sé stessa, nella creazione intesa come Lîlâ, o gioco Divino.

Molte sono le vie che conducono all’altra sponda, ma tutti iniziano su questa, e solo di qui si può transitare oltre. Per coloro che ancora desiderano i frutti dell’azione: ricchezza, bellezza, piacere, questo è il luogo dove poterli seminare, con le opere. Per coloro che ormai aspirano alla liberazione, solo questo è il teatro dove la Natura danza dinanzi al Sé, finché questi non realizza la sua condizione di spettatore impassibile.

In questo piano di battaglia, che è il campo d’azione dell’Avatâra si compie tutta la parabola dell’essere nel divenire. L’Avatâra non discende per salvare, ma per rifondare la perpetua possibilità della liberazione. Egli non viene solo per l’Uomo, ma per aiutare la Terra e l’intera Natura, uomo compreso, a rimuovere il peso delle proprie disarmonie squilibranti: il malefico fardello dell’Adharma. Per alleviare la Terra o per umiliare la tracotanza dei malvagi il Dio Visnu si foggia di volta in volta il corpo piú adatto allo scopo. La piú evidente fra le peculiarità dell’Avatâra è la sua capacità di trasmutazione della forma. Leggiamo nel Bhâgavata Purâna:

Tra gli dèi e i veggenti, o Signore, tra gli uomini e gli animali terrestri e acquatici tu benché ingenerato prendi nascita, o onnipotente arbitro del destino, per reprimere
l’arroganza dei malvagi e mostrare il tuo favore ai buoni.

L’Avatâra non è mediatore, ma giustiziere; non sacerdote ma
guerriero che eredita, come tale, le maschere di personalità e le astuzie dei guerrieri kshatrya, che sono le stesse del Dio vedico Indra: l’antico campione degli Dei.

Il Cristianesimo giudaico, che ha ereditato dall’Ebraismo la valutazione ossessiva della Storia, come possibile spazio della teofania messianica, e l’ha sigillata una volta per tutte nella pretesa epifania d’una incarnazione Cristica individuale, irreversibile, e storicamente irripetibile, ha voluto con ciò antropomorfizzare definitivamente il divino, estraniandolo completamente dalla Natura.

Questa “umanizzazione” fittizia è sostanzialmente estranea alla realtà dell’Induismo Ariano, che rimane fedele al respiro cosmico degli Yuga, e ad una concezione qualitativa dell’Individuo, che la nascita in una data Casta, o livello esistenziale della Natura, rivela apertamente. Invece di sostituire ai cicli dell’eterno ritorno e delle Ere
cosmiche, le stagioni cronologiche d’una storia lineare, l’Arianesimo Indiano ha posto l’individuo umano sul piano di un Ordine Naturale delle esistenze, che pur conoscendo diverse qualità individuali, non accorda agli individui privilegi che non corrispondano loro.

A dimostrare quest’ equanimità del Cosmo, non solo gli esseri umani, ma anche i vermi e gli insetti che muoiono in riva al Gange, o gli alberi caduti dalle sue sponde, ottengono la meta suprema della liberazione dai Cicli di morte e rinascita.

Nessuna scissura reale separa difatti l’uomo dai suoi confratelli subumani, perché entrambe emergono dal flusso di vita che la legge di trasmigrazione e rinascita mantiene in ciclica rotazione. Perciò l’avatâra non fa sciocche distinzioni, nello scegliere il grembo in cui nascere, lungo la scala evolutiva degli esseri. Il corpo è per lui, come per ognuno, un semplice abito adeguato all’esistenza contingente e alle sue necessità:

Già molte nascite ho attraversato in passato, ed anche tu, o Arjuna: Io le conosco tutte, ma tu non le ricordi, o sterminatore dei nemici.

l’Avatâra discenderà ancora, di Era in Era, nell’illusione carnale delle esistenze, affinché alcuni possano liberarsene.

MAURO LIKAR